lunedì 11 novembre 2013

Tempo arriva


Domani mi sposo. Non ci avrei scommesso, alla mia età. Avevo addirittura smesso di immaginarmelo il giorno in cui avrei indossato un abito bianco, vaporoso, di tulle e organza. Anzi, magari proprio di seta, me lo sarei potuto permettere quando ero giovane. Ancora di più me lo potrei permettere oggi, ho lavorato una vita dietro il banco della bottega di famiglia, non ho speso nulla, non ho mai avuto esigenze, mai un divertimento, una pizza fuori, una sala da ballo, nemmeno grande sfoggio di abiti. Solo la parrucchiera una volta a settimana, ma la faccio venire in casa e con poco mi dà una sistemata ai capelli e almeno in negozio sto sempre ordinata. Anzi, stavo, perché la bottega l’abbiamo chiusa da qualche anno, ormai era ora di andare in pensione.
Photo Elena Tamborrino
Certamente non mi potevo sognare vestita di bianco, in lungo magari, domani riderebbero tutti di me, la vecchia che si sposa. Mia nipote mi ha aiutato a scegliere l’abito giusto, un bel tailleur color giallo oro sbiadito, come si dice?, ecco sì pastello. Non lo indosserò mai più, ma quale sposa conserva il suo vestito, per poi rimetterselo “se capita l’occasione”?
Ho smesso di aspettare questo giorno da tanto tempo, da quando ci avevano divisi. Si erano messe in mezzo le famiglie, soprattutto la sua, che non mi voleva, pensava che non fossi adatta a Nino, che fossi di livello troppo basso rispetto a lui che aveva studiato, era ragioniere, mentre io avevo lasciato la scuola a 13 anni. Ci siamo scoraggiati, eravamo troppo giovani per opporci, una volta si ubbidiva ai genitori anche su queste cose. Ma io non ho mai pensato che il nostro amore non fosse abbastanza forte per resistere al tempo. Infatti domani Nino mi sposa, dopo quasi cinquant’anni. Lui comunque non l’ho mai dovuto aspettare, è sempre stato mio, nonostante tutto e tutti. Si era sposato, sì -con una santadonna, perché devo dire di no?-, a quei tempi le famiglie riuscivano a imporsi anche su queste cose, certo sì, anche su queste cose, molti matrimoni erano un po’ forzati -come si dice?- combinati, ecco. La moglie, buonanima, gli ha dato i figli, ma l’orlo dei pantaloni glielo cucivo io, da me veniva a farsi prendere la misura, poi si sedeva vicino alla mia Singer ed aspettava che finissi. E quelli sono stati i nostri momenti, tutta una vita.

Oggi mi sposo. Mia figlia mi aggiusta la cravatta, non sono mai stato bravo a farmi il nodo bello dritto, prima ci pensava sua madre a sistemarmi quando andavo a lavorare. Ma ormai sono in pensione da tempo e poi lei ormai non c’è più, se l’è portata via un male brutto.
Chi l’avrebbe mai immaginato che dopo tutti questi anni mi sarei ritrovato oggi, bello elegante ed emozionato, pronto a portare all’altare la donna che non ha smesso di amarmi da quando avevamo vent’anni? Ne abbiamo quasi settanta adesso, ma a me non sembra proprio, lei è sempre bellissima ed io in fondo ancora mi mantengo, ci ho sempre tenuto, non mi sono mai lasciato andare, niente fumo e la bicicletta al posto della macchina per spostarmi.
Oggi mi sposo e mia figlia mi aiuta ad indossare la giacca.  Siamo andati insieme a comprare il completo grigio antracite per me, non avrei potuto sperare una gioia più grande. Ora mi tremano un po’ le mani e lei me le stringe, così forse mi calmo, lei mi trasmette sicurezza. La sicurezza di aver fatto la scelta giusta, che questo matrimonio lo devo a me e lo devo a Dora, lo devo ai nostri sogni giovani, alle fantasie dei vent’anni, agli anni che avremmo potuto trascorrere insieme.
Francesca mi appunta un fiore al taschino della giacca, usa uno spillo sottilissimo, che, lei dice, non si vedrà. Devo solo stare attento a non toccarlo. Lo so che non è stato facile accettare Dora e il matrimonio alla mia età, le chiacchiere della gente in paese, ma intanto è qui, mia figlia è qui con me. Una margherita, ha scelto una margherita per suo padre, quanto durerà senza appassire? Non importa, le margherite mi piacciono, sono fiori semplici, mi fanno pensare al mio amore ragazzino.
Si sta facendo tardi. Andiamo dai, non vorrei mai che la mia sposa arrivasse prima di me in chiesa: il tempo arriva, questo tempo ci ha messo un po’, ma se non sto attento se ne scappa veloce.

NB. Questo racconto è già apparso su Inoltre: ringrazio come sempre Saverio Simonelli per la squisita ospitalità.

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