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venerdì 24 luglio 2015

Ultima lettura: "Il cuoco e i suoi re" di Edgarda Ferri


Il cuoco e i suoi re

Autore: Ferri Edgarda
Dati: 2013, 144 p., rilegato
Editore: Skira (collana NarrativaSkira)

“Ragazzo mio, mon garçon, è arrivata l’ora.
Non pensare più a tua madre, a me, alle tue sorelle.
la nostra sorte è stata la miseria, e così morirrmo.
Vai per la tua strada.”

Il cuoco è Antonin Carême e i re sono quelli alle cui corti fu chiamato per prestare il suo servizio in un periodo dei più vivaci della storia europea, tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione, attraversando l’età napoleonica.
E non furono solo i re (il futuro Giorgio IV d’Inghilterra e lo Zar di Russia) a usufruire della sua arte in cucina, ma anche influenti politici come
Talleyrand, generali potenti come Napoleone, importanti banchieri come Rothschild, nobili di diverso rango e in generale l’alta società francese.
Photo HelenaTambo on Instagram
Nato in una famiglia poverissima dei sobborghi parigini, il piccolo Marie Antoine (chiamato così in onore della regina morta sul patibolo durante la Rivoluzione francese e costretto dagli eventi a cambiare il suo nome in Antonin) viene abbandonato dal padre, impossibilitato a sfamare anche lui, che faceva parte di una nidiata di figli che a stento sopravvivevano all’indigenza. Sembra che quella di abbandonare i figli maschi intorno ai dieci anni di età fosse una pratica diffusa e affatto scandalosa: era l’unico modo per tentare di salvarli, mettendoli sulla strada e sperando che la loro intelligenza e le loro capacità potessero garantirgli un qualche futuro. Si trattava di bambini svelti, avvezzi al sacrificio, che in una Parigi già famosa per l’alta pasticceria non sognavano di succhiare una mela caramellata, ma di poter addentare un succulento “cosciotto di montone allo spiedo, una fetta di pane spalmata di lardo, una zuppa di verdura macchiata di ‘larghi’ occhi di grasso, un bel pezzo di sanguinaccio di maiale rosso costellato di pistacchio verde”; erano bambini abituati alla fatica fin da piccoli, in famiglia, costretti poi a trovarsi un padrone presso il quale imparare un mestiere.
E Antonin un mestiere lo impara: prima addetto al taglio delle carni, poi responsabile della brace presso un girarrosto, infine assunto in una famosa pasticceria, forse la più importante di Parigi. Là diventa bravissimo, impara a leggere e scrivere, studia trattati scientifici (soprattutto di medicina e di chimica) e di architettura, per riprodurre con la pasta di zucchero sontuose costruzioni che vanno ad arricchire la pasticceria raffinatissima che inventa.
Non solo dolci nella carriera di Carême: inventore della cucina moderna, che andò a sostituire quella rinascimentale, speziata e grassa -tanto da far ammalare i signori di gotta-, importata a Parigi da Maria De’ Medici, il cuoco sperimenta che la semplificazione della cucina non significa impoverimento, ma valorizzazione degli ingredienti, che devono essere sempre di prima scelta. Carême sgrassa la carne nei brodi, alleggerisce i potages, ne fa dadi da viaggio, affinché i suoi clienti portino sempre con sé la cucina del loro cuoco personale, proteggendo lo stomaco e il fegato. Vivere durante l’Illuminismo consente al giovane cuoco di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze sempre più aperte alle novità e sempre più supportate dallo studio, dalla ricerca e dalla sperimentazione, perché la cucina, ci insegna Antonin, è soprattutto equilibrio e alchimia.
Edgarda Ferri ci accompagna lungo il racconto della vita di questo bambino di strada che diventa il più grande cuoco della sua epoca, anzi arriva a superare la sua stessa epoca grazie alla sua fama, e lo fa tenendo sullo sfondo i più importanti eventi storici a partire dall’Ancien Régime e fino alla parabola dell’impero napoleonico. Le descrizioni che l’Autrice fa delle tavole imbandite e delle cucine in fermento sono talmente accurate che al lettore può sembrare di sentire lo sfrigolio del grasso che brucia sulla brace, il profumo di zucchero e vaniglia che si scioglie nell’aria pregna del calore dei forni, la consistenza delle preziose vellutate di verdura tra lingua e palato fin giù nella gola; può sembrare ancora di vedere i colori (tutti rigorosamente naturali e frutto anch’essi di sperimentazioni infinite alla ricerca del miglior risultato) delle glasse che ricoprono le ardite architetture dolciarie che riproducono palazzi e monumenti.
Un libro istruttivo che è anche di grande intrattenimento: molto consigliato anche per avere una visione della Storia (con la esse maiuscola) meno scolastica e più calata nella storia (con la minuscola) delle persone comuni.

venerdì 13 marzo 2015

Sul comodino: "Guanti bianchi" di Edgarda Ferri


Guanti bianchi

Autore: Ferri Edgarda
Dati: 2014, 183 p., rilegato
Editore: Skira (collana NarrativaSkira)

Li univa un magnetismo misterioso,
per certi versi inquietante.
Come se sapessero che avevano poco da vivere;
 e che l’unica maniera per evitare
di spendere malamente la loro breve esistenza,
era quella di non separarsi mai più.

Il 28 giugno 10914 a Sarajevo l’erede al trono dell’Impero austro-ungarico Francesco Ferdinando d’Asburgo è ucciso in un attentato, insieme a sua moglie Sophie. È la scintilla che accenderà l’Europa e il mondo nel primo grande conflitto del Novecento, la Grande Guerra. Un pretesto per quella che era considerata in Europa una situazione di equilibrio assai precario, in cui i Balcani rappresentavano uno dei nodi cruciali di tensione diplomatica.
A partire da quella data si consumano sette giorni in cui si deve decidere sulle esequie e a farlo sarà il Gran Ciambellano di Corte, Alfred principe di Montenuovo, che vorrà seguire scrupolosamente il protocollo della corte asburgica, che prevede l’esclusione dai funerali solenni di Sophie Chotek, che dell’arciduca  Franz è moglie morganatica.
Edgarda Ferri dipana la cronaca di quei giorni tra discussioni, tensioni a corte e posizioni intransigenti o possibiliste.
Photo HelenTambo on Instagram
I protagonisti, richiamati via via che si ricostruiscono le vicende -anche di contorno al fatto nudo e crudo di cronaca-, prendono vita tra le pagine di questo romanzo, in cui la Storia e l’immaginario si fondono, con un risultato coinvolgente.  Oltre quelle che possono essere le conoscenze storiche degli eventi drammatici di quell’estate del 1914, è l’aspetto umano dei personaggi della corte asburgica a trascinare nella lettura: aspetti inediti che riguardano il privato del Kaiser Francesco Giuseppe, della sua defunta moglie Elisabetta di Baviera (la celebre Sissi), dello stesso Francesco Ferdinando, che dell’Imperatore era nipote in quanto figlio del fratello Carlo Ludovico, e della sua bellissima e sfrontata Sophie, insofferente agli inutili orpelli imposti dalla vita di corte, sposata contro il volere di tutti e per solo amore (fatto inconsueto per l’epoca, specie in una casa regnante dove i matrimoni venivano celebrati spesso per suggellare alleanze politiche tra le corti europee, destinato a provocare il più alto conflitto protocollare della storia d’Europa).
I destini della famiglia ruotano intorno alla figura carismatica del Kaiser: Francesco Giuseppe, “divinità irraggiungibile” è stato il destino di suo fratello Massimiliano, relegato in Messico dopo aver pronunciato la Renuntiatio al trono asburgico; è stato il destino di suo figlio Rodolfo, suicida sepolto in fretta e in solitudine, senza il conforto di una preghiera, di un fiore. È stato il destino di Sissi, moglie incompresa e spaventata dall’incapacità dell’imperatore di provare la minima emozione, anche di fronte alla morte di un figlio; Sissi, vittima di morte violenta per mano di un anarchico italiano, aveva avuto esequie silenziose e formali, mentre il marito cercava conforto nella compagnia dell’amante storica, Katharina Schratt.
Infine loro, Franz e Sophie, coppia splendida e fuori dagli schemi, la cui sorte -anche da morti- doveva essere decisa seguendo logiche di opportunità, gestite da Alfred di Montenuovo per rispettare l’estrema obbedienza a un protocollo che non voleva cedere all’umana pietà.
Durante la lettura che sto portando a termine in questi giorni, si rivela utile lo schema dell’albero genealogico degli Asburgo, di grande aiuto per districarsi tra le varie parentele di una famiglia che nella sua storia ha vissuto pagine intensamente drammatiche: suicidi, morti violente, relazioni pericolose hanno movimentato l’esistenza dei suoi componenti.
La scrittura di Edgarda Ferri è coinvolgente e appassionata, frutto certamente dei suoi interessi storici (è autrice anche di biografie di personaggi storici, Maria Teresa d’Austria, Giovanna la Pazza, Matilde di Canossa e Piero della Francesca). Sto centellinando la lettura, anche perché la porto avanti insieme con altre: la assaporo alla fine della giornata, per isolarmi in un tempo passato, entrando in diretto contatto con personaggi vivi e reali.