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sabato 3 ottobre 2015

Pier VittorioTondelli e #BigliettiAmici


Biglietti agli amici

Autore: Tondelli Pier Vittorio
Dati: 1997, 144 p., brossura
Editore: Bompiani (collana NuovoPortico)

Io volevo tutto
e mi sono sempre dovuto accontentare di qualcosa.


Sfoglio per l’ennesima volta le pagine di “Biglietti agli amici” di Pier Vittorio Tondelli, uno dei talenti più innovativi degli anni Ottanta della nostra letteratura del Novecento, che troppo presto è scomparso lasciando una grande eredità agli scrittori che si sono in qualche modo inseriti nel solco da lui tracciato.
L’ultima volta, prima di oggi, in cui ho ripreso in mano questo libro è stata la scorsa estate, dal 19 luglio all’11 agosto, grazie ad un progetto di lettura/riscrittura su Twitter secondo il metodo di TwLetteratura (hashtag #BigliettiAmici), che Erika Pucci, Alessandro Pigoni ed io abbiamo ideato, senza dimenticare l’aiuto prezioso degli amici di TwLetteratura –Edoardo Montenegro, Paolo Costa e Pierluigi Vaccaneo- che ci hanno sostenuto e la collaborazione fattiva, dietro le quinte, di Juri Versari.
Locandina del progetto #BigliettiAmici (by Erika Pucci)
Perché Tondelli e perché proprio questo libro? “Biglietti agli amici” non è certo l’opera più rappresentativa di Tondelli, che nasce scrittore con “Altri libertini”, opera d’esordio che lo porterà immediatamente sotto la luce dei riflettori da una parte per l’accusa di immoralità (con conseguente sequestro da parte della Procura della Repubblica de L’Aquila nel 1980), ma soprattutto per le grandi novità sul piano della tecnica narrativa, che da quel momento in avanti ne faranno un anticipatore di gusti, temi, moduli stilistici. Saranno poi altri titoli che confermeranno le doti narrative di Tondelli, che culmineranno in “Un weekend postmoderno”, una specie di zibaldone che raccoglie gli scritti giornalistici, i reportages, i saggi, le narrazioni brevi dello scrittore emiliano: una summa degli anni Ottanta, dell’edonismo reaganiano, di rock e acid music, dei romanzi di David Leavitt, passando da “Pao Pao”, “Camere separate” e “Rimini”.
In mezzo c’è comunque questo volumetto, costituito da
ventiquattro biglietti, uno per ogni ora della notte e del giorno, raccolti e pubblicati da Baskerville in un primo momento in 531 copie autografate, destinate agli amici più intimi dell’Autore come regalo per il Natale del 1986: delle due tirature, la prima di 31 copie riportava i nomi dei destinatari di ciascun biglietto per esteso, la seconda di 500 copie venne messa in vendita in esclusiva alla libreria Feltrinelli di Bologna. Questa prima edizione è introvabile e doveva rimanere in una dimensione privata, destinata com’era ad essere regalata a pochi amici intimi. Nel 1997 però, sei anni dopo la morte di Tondelli avvenuta a Correggio nel 1991, l’editore Bompiani ottenne di ripubblicarla e ne affidò la cura editoriale a Fulvio Panzeri. Il pregio di questa edizione, anche se da una parte ‘tradisce’ in qualche modo le intenzioni del suo Autore, che erano appunto quelle di lasciare che i suoi “Biglietti agli amici” restassero solo per i suoi amici, dall’altra ne ricostruisce la genesi, attraverso la riproduzione in immagini dei dattiloscritti, con le correzioni fatte a mano da Tondelli. Non solo, oltre alle diverse redazioni di alcuni biglietti, vi si raccolgono anche appunti e frammenti mai entrati nell’edizione definitiva del volume, così come l'aveva concepita l'Autore. Ancora importante è la Nota al testo di Fulvio Panzeri, che del concepimento e della costruzione di questo libro racconta motivazioni, retroscena e rapporto che Tondelli instaura con il suo stesso testo, sottoposto a ripensamenti e revisioni continue.
Photo HelenTambo on Instagram

“Biglietti agli amici” racconta qualcosa che non troviamo nel resto delle opere di Pier Vittorio Tondelli: svela, nella sua frammentarietà -onirica e contemplativa a tratti-, i pensieri fugaci, l’intimità delle emozioni più nascoste, dei desideri inconfessati, degli affetti più fugaci e di quelli più profondi e cercati. Ci sono le persone, ma soprattutto i viaggi e i luoghi (molto presenti anche in “Un weekend postmoderno” e sono gli stessi, perché sono i luoghi del cuore di Tondelli), sempre in cerca di qualcosa o qualcuno. Per questo abbiamo scelto di proporre questo testo per un’esperienza di social reading, che ha coinvolto molti degli utenti che da tempo si raccolgono intorno alla comunità di Twletteratura. Ognuno di noi ha filtrato il proprio vissuto attraverso i biglietti, quasi fosse tela di lino a trattenere gli scarti e lasciare il pensiero pulito e cristallino, nello spazio breve di un tweet, dove la brevitas è distillato di anime più o meno in subbuglio.
Personalmente sono molto legata a questo libro, dal primo momento che l’ho avuto tra le mani, appena uscito per Bompiani, intuendone la ricchezza che vi avrei trovato. Non so neanche spiegare il motivo di tanto attaccamento, so che è così e mi basta. Ma se provo a pensarci un po’ “più forte”, penso che forse è perché in quelle pagine ormai consumate, ingiallite, sottolineate, che mostrano tutto il tempo che hanno, mi rispecchio. E se guardo ancora più in fondo, oltre alla mia immagine, vedo riflessa quella di Vicky, tanto amato quanto rimpianto.
Intanto qui trovate il tweetbook dei miei #BigliettiAmici e lì dentro anche il mio Tondelli. 

venerdì 3 luglio 2015

Ultima lettura: (alcune) Scritture animali (Giulio Mozzi, Giuseppe Genna, Vanni Santoni)


Della collana Zoo di :duepunti edizioni ho già detto qui, in occasione della Fiera della piccola e media editoria PiùLibriPiùLiberi2014 di Roma del dicembre scorso. È arrivato il momento di scrivere degli autori che ho incontrato tra le pagine ecologiche di questa giovane e coraggiosa casa editrice palermitana.

La stanza degli animali

Autore: Mozzi Giulio
Dati: 2010, 62 p., brossura
Editore: :duepunti edizioni (collana Zoo)

Non ce ne facciamo niente di tutto questo.
Non era meglio dimenticare?

Banalizzo, se cerco di raccontare cosa c’è in “La stanza degli animali” di Giulio Mozzi.
Photo HelenTambo on Instagram
Una trama fatta di pochi ingredienti: una casa che si chiude e si mette in vendita, la morte violenta di una madre per mano di un padre ora in carcere, il tutto quando ormai la vita sembra essere accomodata in una tranquilla vecchiaia, fatta di consuetudini. In mezzo, i ricordi di un figlio, che si disfano come gli animali conservati sotto formalina della strana collezione paterna, intrisa di odore di morte e disinfettante. E questo odore mortifero per anni, sempre più intensamente, ha avvolto la vita degli abitanti della casa, divenendo tutt’uno con i muri, la mobilia, i gesti, le parole.
elementi essenziali e un po’ macabri, Giulio Mozzi fa un piccolo gioiello. Un recitativo apre a un prosimetro in cui si alternano sequenze di versi liberi a brevi componimenti strutturati più rigidamente sul piano metrico e retorico, a brani narrativi di puro racconto, con una gestione dello spazio grafico originale, con interruzioni di righe e a capo repentini.
Giulio Mozzi non scrive solo parole: dà immagine alle parole che quindi non si susseguono in serie di grafemi, ma fanno vedere altro, oltre.
Suggestivo, questo libretto.

Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari

Autore: Genna Giuseppe
Dati: 2010, 61 p., brossura
Editore: :duepunti edizioni (collana Zoo)

I Cammelli Polari si direbbero angeli,
se lo fossero.

Photo HelenTambo on Instagram
I Cammelli Polari: qualcuno li ha visti, ma non lo dice. Sembrano pattinare sul ghiaccio del Polo, eppure ondeggiano come anche i cammelli del deserto, ché tanto è lo stesso, si muore di sete anche al Polo, dove l’acqua è ghiaccio. Però sono più eleganti dei loro simili che si possono osservare tra le steppe dell’Anatolia. Sanno parlare, anzi per la precisione sussurrano, quindi ci vogliono orecchie che possano sentirli e che soprattutto vogliano sentirli. Appaiono e scompaiono, possono anche essere ubiqui, insomma lapalissianamente si potrebbero dire angeli, se fossero angeli. Se nessuno ne ha mai parlato finora è perché non ha voluto farlo e questo è grave, dai Cammelli Polari si possono trarre un po’ di insegnamenti, o almeno la possibilità di soffermarsi su ciò che noi umani siamo, senza saperlo. Perché loro lo sanno bene invece, ci osservano da sempre. E non pensiate che siano fantasie, queste: ne ha parlato prima di tutti Duarte Lopes nel suo trattato “Relazione del regno di Congo”, come puntualmente riporta Giuseppe Genna in una nota esplicativa, a proposito della disposizione con la quale si devono ascoltare le parole non pronunciate ma appena sussurrate dai Cammelli Polari.
E cosa sussurrano i Cammelli Polari agli ‘uomini privi di potere ovvero no’? Da loro sappiamo del ‘petroso rovinare del tempo’, in cui la lingua fa sì che lo spazio si tramuti in cronologia. E quello stesso tempo per loro non ha importanza, loro non ci pensano, soprattutto non pensano a quando finirà, come invece facciamo noi umani. Nessuna tempesta li infastidisce, loro sono fatti dello spazio che c’è tra un’idea e l’altra, non sono materia corruttibile come noi, pur non essendo eterni. Quindi il tempo esiste anche per loro e trascorre anche per loro. Ma l’indifferenza con la quale passano e osservano senza provare moti particolari dell’animo, li rende distaccati dalle miserie che invece caratterizzano la vita nostra, di noi umani imprigionati in un carcere in cui volutamente ci siamo infilati e da cui guardiamo la realtà attraverso lenti affumicate che molto nascondano alla nostra vista.
Ricco di teorie affascinanti, questo libretto.

Tutti i ragni

Autore: Santoni Vanni
Dati: 2012, 62 p., brossura
Editore: :duepunti edizioni (collana Zoo)

La tela nobilita il ragno.

Questa è la storia di un bambino, poi ragazzino, poi giovane uomo, poi adulto alle prese con la sua passione/fobia per i ragni.
Photo HelenTambo on Instagram
In realtà i ragni, tutti i ragni della vita della voce narrante, sembrano quasi un pretesto per raccontarsi; infatti la narrazione si snoda attraverso il ricordo degli incontri più o meno fortuiti, ovvero più o meno cercati, con le specie più diverse di aracnidi, ma è anche la ricostruzione di ciò che una certa generazione, quella nata più o meno alle soglie degli anni Ottanta dello scorso secolo (fa un po’ effetto dirlo così, eh?), è stata. Quindi sono i ragazzini che ancora giocavano all’aperto, con gli amici che conoscevano sul luogo di vacanza -amicizie destinate a durare lo spazio di una stagione ma non per questo meno importanti di quelle in città, con i compagni di scuola-, sono i ragazzini dei Transformers e dell’Amiga, delle Micromachines e delle Hot Wheels, dei cartoni animati giapponesi, degli Iron Maiden e di Bon Jovi versus Francesco Salvi di "C'è da spostare una macchina"  e il Jovanotti di  "Ciao mamma". Sono gli adolescenti di King of Dragons e di Doom, i videogiochi dove andarsi a cercare i ragni anche virtuali, pur consapevoli della propria aracnofobia (anzi, proprio per quello, spesso infatti cerchiamo ciò che temiamo).
Sono i giovani universitari che scoprono i fumetti giapponesi (dopo i cartoni animati dell’infanzia), sono i giovani che viaggiano dove devono viaggiare.
I ragni in tutto questo ci sono sempre.
Questo libretto mi ha fatto sorridere e mi ha dato tenerezza.