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martedì 21 ottobre 2014

#TwPinocchio e i suoi piccoli (?) lettori


Come andò che Mastro ciliegia, falegname,
trovò un pezzo di legno,
che piangeva e rideva come un bambino.


Photo Elena Tamborrino
Ci siamo, di nuovo sui blocchi di partenza per una nuova rilettura (e riscrittura) promossa da TwLetteratura: Collodi e “Le avventure di Pinocchio” sbarcano su Twitter e ci resteranno per poco più di un paio di mesi, dal 10 novembre 2014 al 20 gennaio 2015 (per tutte le informazioni su calendario e modalità di partecipazione andate qui).
Ancora un progetto per le scuole e non solo, dopo lo straordinario successo di #TwSposi, che lo scorso anno scolastico ha coinvolto una ventina di scuole e 2.391 account Twitter (che significano 38.130 tweet originali e 100.500 fra tweet e retweet): quest’anno la comunità è più forte, più preparata a reggere l’onda d’urto che una simile iniziativa può produrre (se tanto mi dà tanto…) e già dal lancio ufficiale del progetto il 4 ottobre scorso a Firenze nell’ambito del Festival delle Generazioni, davanti al pubblico della sezione “Il Futuro è già ieri”, a cura di Marco Stancati, si è capito che ci sono le premesse per quella che sarà un’esperienza importante, senza dubbio.
I motivi per cui si può già pensare che la rilettura de “Le avventure di Pinocchio” sarà una riscoperta per i più giovani (che ne conoscono la storia quasi esclusivamente dalla riscrittura disneyana), ma forse anche di più per tanti adulti (che ne hanno forse un ricordo sbiadito, meritevole di una rinfrescata) vanno ricercati nella funzione anche simbolica di molti contenuti del romanzo, già evidenziati quasi quaranta anni fa da Edoardo Bennato (“Burattino senza fili”, 1977), che propose una rilettura della storia di Collodi in chiave metaforica. Corruzione, potere, condizione femminile, cultura, educazione e coscienza erano allora temi attuali e lo sono ancora di più oggi. I livelli di lettura sono molti, coinvolgeranno lettori di varie fasce di età, che saranno probabilmente suggestionate da stimoli diversi; il metodo, ormai consolidato in molteplici situazioni (qui le trovate tutte riassunte ), accomunerà tutte le esperienze.
Come mi pongo io rispetto a questa nuova avventura? Frequentatrice assidua dei progetti promossi da Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo (per me da #TwSposi ad oggi ci sono stati #Lussu, #2019SI, #CattivaMemoria, #TwiFavola), sono entusiasta di riaccostarmi a Pinocchio da adulta, sia pure alla guida di un gruppo di quindicenni (l’account ufficale con cui parteciperanno al progetto è @1CATCezzi). La twitteratura è ormai prassi sistematica nelle classi in cui insegno, un Istituto Tecnico Economico, quindi sono anche curiosa di sperimentare l’approccio degli adolescenti con il ‘burattino senza fili’. Ma quest’anno per me la twitteratura non è solo #TwPinocchio: confortata dalla partecipazione dei miei alunni più grandi a #TwSposi (che ho raccontato qui) , quest’anno ho deciso di proporre il metodo, adattandolo alle letture che stiamo scegliendo insieme per l’iniziativa che va sotto il nome di #unlibroalmese (gli account ufficiali delle classi che partecipano a questo progetto sono @5AFM_ITES@5ARTCezzi). Per il commento de “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia, attualmente in corso su Twitter come #SciasciaGDC, è stato impossibile procedere ad una calendarizzazione, dal momento che il racconto dello scrittore di Racalmuto non è suddiviso in capitoli ma è di lungo respiro e questo ha reso difficile il coinvolgimento della comunità di TwLetteratura: poichè leggeremo otto libri durante l’intero anno scolastico (in realtà saranno di più, perché le classi con le quali sto realizzando il progetto sono due quinte, classi terminali alle quali mi preme far conoscere i grandi scrittori della letteratura contemporanea), speriamo di riuscire a incuriosire altri utenti che avranno voglia di dare il loro contributo alla nostra iniziativa.
Intanto, viva #TwPinocchio e tutti i portatori sani di twitteratura!

martedì 18 marzo 2014

Come un racconto, i miei #TwSposi


Oggi termina #TwSposi, l’ultimo progetto di riscrittura in tweet promosso da twitteratura.it. Definirlo ultimo forse è improprio, dal momento che è già in corso #TwiFavola, riscrittura di “Favole al telefono di Gianni Rodari, ed è in procinto di iniziare #Lussu, la lettura (in qualche caso rilettura) e riscrittura di “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu. Senza dire poi delle altre esperienze di twitteratura promosse da più account di Twitter, segno evidente che ormai il metodo esiste (“Questa twitteratura esiste ed è un progetto di Paolo CostaEdoardo Montenegro, e Pierluigi Vaccaneo”) e fa proseliti.
Photo Elena Tamborrino
Anche per #TwSposi la procedura è la stessa delle precedenti riscritture e non mi dilungherò a descriverla: 38 capitoli, ciascuno da (ri)leggere e riscrivere in tre giorni, a partire dal 25 novembre 2013 ad oggi, supportati dalla piattaforma di Tweetbook per la produzione, da parte degli utenti, delle storie fatte di tweet. L’elemento di novità è rappresentato, oltre che dalla presenza di Iuri Moscardi come project manager, da quella delle scuole come utenti privilegiati. L’invito infatti, all’annuncio dell’iniziativa, era rivolto agli insegnanti che avessero avuto voglia di cimentarsi con un’esperienza di twitteratura insieme ai propri alunni, riscrivendo quello che, nella storia della nostra letteratura, è IL romanzo per antonomasia, “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
Un progetto sicuramente ambizioso che ha incontrato il favore di circa una ventina di scuole, che sono state tutor, anzi #Bravi (super-utenti che si sono volta per volta relazionati in modo più diretto con la comunità), di uno o più capitoli del romanzo.
Un altro elemento di novità rispetto ai progetti precedenti è rappresentato dalla creazione  degli account di alcuni dei personaggi del romanzo, come @TwDonAbbondio, @TwLuciaM, @TwInnominato,@TwDonRodrigo, @Tw_Renzo e così via fino a coprire anche la personificazione della peste del Seicento e dei capponi che Renzo Tramaglino porta in omaggio al dottor Azzeccagarbugli (@TwAzzeccaGarbugl).
Scendendo nel dettaglio, immagino che ciascuna scuola, ciascun gruppo di studenti, ciascun insegnante coinvolto, abbia organizzato il proprio lavoro seguendo una metodologia studiata ad hoc. Io mi sono ritrovata ad affinare mezzi, strumenti e metodi un po’ sull’onda dell’improvvisazione, che poi è diventata regola strada facendo, con un gruppo di ragazzi della @4AFM_ITES: primo passo quindi è stata la creazione di un account di classe ufficiale, con il quale seguire in modo particolare i tre capitoli che ci erano stati affidati (i capp VIII, XIV e XXIV), immediatamente dopo anche i ragazzi si sono dotati di un proprio account. Abbiamo quindi twittato per #TwSposi sia con i nostri account individuali, che con l’account ufficiale della 4^A Amministrazione Finanza e Marketing dell’ITES “A. Cezzi De Castro” di Maglie, spesso prestato al resto della classe, in sessioni di riscrittura collettiva.
Indispensabile, oltre alla mailing list, si è rivelato il gruppo #PromessiSposi4AFM creato su iniziativa dei miei ragazzi su WhatsApp: è servito per chiarire dubbi, informarsi reciprocamente del lavoro svolto. Non era programmato dall’inizio, è venuto per rispondere a esigenze immediate, si è rivelato efficace mezzo di comunicazione.
Abbiamo prodotto 920 tweet (compresi i RT) con l’account ufficiale di classe @4AFM_ITES e molte altre centinaia individualmente (probabilmente la partecipazione all'evento è stata numericamente elevata a livello individuale più che collettivo), oltre a 10 tweetbook: non conosco ancora i dati ufficiali, ma credo che la partecipazione di Aldo, Anna Laura, Carla, Daniele, Giulia, Giorgia, Giorgio, Isabella, Vanessa e Maria Vittoria sia stata massiccia e importante. Certo, gli esiti non sono stati tutti sempre adeguati, sono emerse dalle loro riscritture -sulle quali per scelta non sono intervenuta a correggere- molte incertezze a livello soprattutto morfosintattico, spesso anche semantico-lessicale e più in generale di comprensione del testo. Ma la ricaduta didattica si è sentita da subito: l’esercizio continuo alla sintesi, alla ricerca dei collegamenti, ai giochi linguistici, all’uso di detti popolari e dialettali che li ha costretti a fare inferenze con il loro vissuto, ha affinato doti che potranno solo ulteriormente confermarsi.
Il punto forte dell’esperimento è stato sicuramente il coinvolgimento delle scuole e dei ragazzi che non conoscevano Twitter e che ne hanno apprezzato le potenzialità; inoltre credo che la comunità, che ormai da anni si raccoglie intorno alla Twitteratura e al suo partner, la Fondazione Cesare Pavese, diventando sempre più numerosa e attiva, abbia dato prova di grande volontà. Tuttavia quella stessa comunità ha mostrato un aspetto che si può forse considerare una lieve criticità, a mio parere: proprio in quanto comunità coesa, dove ormai tutti più o meno si conoscono virtualmente e non, tenere nascosta l’identità degli account che si celavano dietro i bot dei personaggi di #TwSposi è stata una mossa probabilmente non indovinata. Se si è partecipato attivamente a più progetti di twitteratura, interagendo con altri utenti in un rapporto alla pari, relazionarsi con quegli stessi utenti, stavolta sotto mentite spoglie, non è stato sempre agevole, anzi spesso nel mio caso ha creato imbarazzo vero e proprio. Per questo sono stata grata a @erykaluna che in privato mi ha svelato di essere il bot di Lucia Mondella: come abbiamo avuto modo di dirci, per me sapere che mi rapportavo con lei ha contribuito a gestire l'interazione con @TwLuciaM in modo più spontaneo e semplice. In altri casi, mi sono un po' 'tenuta', soprattutto quando avevo dei sospetti sulle reali identità e magari mi sentivo a disagio. Questo credo sia un aspetto da non sottovalutare, nel caso di un prossimo esperimento del genere, dove i bot sono così numerosi e soprattutto presi all'interno della stessa comunità.
Infine, una piccola riflessione merita il romanzo: se è vero quel che si dice, e cioè che la musica è stata scritta tutta, alla fine di questa ennesima lettura de “I promessi sposi”, che ha consentito piani diversi di analisi, occhi e sensibilità rimodulati per venire incontro a ciò che il gioco chiedeva (sintesi, collegamenti, astrazione), penso che a giusta ragione si possa affermare che Alessandro Manzoni ha scritto tutto, che tutti i romanzi sono racchiusi nella sua opera: la storia, la folla, l’individuo, la fine psicologia, la descrizione dei paesaggi, i momenti lirici, il sacro e il profano, il dramma e il riso, la sottile ironia, la cronaca austera, la suspense.

NB. Mi sembra importante segnalare il manuale di Twitteratura

lunedì 18 novembre 2013

"Le città invisibili" diventano e restano #Invisibili


Mi tocca dentro @IoMarcoPolo,
che non parla di Venezia pur parlandone
 e ha paura di perderla parlando di altre città #Invisibili
(dal mio Twitter, 23.10.2013 - @ExLibris2012)
Photo HelenTambo on Instagram

Per parlare di #Invisibili parto dalla sua conclusione e dal bilancio numerico che ne deriva: a partire dal 26 settembre scorso fino a domenica 17 novembre, 55 giorni di rilettura e riscrittura in canonici 140 caratteri su Twitter de “Le città invisibili” di Italo Calvino, oltre 81mila tweet inviati tra post originali e ritweet, oltre 4mila partecipanti. Un fenomeno di Twitteratura cresciuto quasi in modo esponenziale rispetto ai precedenti, che pure hanno riscosso un enorme successo nella comunità virtuale che si raccoglie intorno alla Fondazione Pavese e agli ideatori dei progetti di riscrittura su Twitter, Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa e Hassan Bogdan Pautàs. Basti pensare a #LunaFalò, con i suoi 54 riscrittori, 600 utenti raggiunti, per poco più di 18mila messaggi tra tweet originali e retweet: gli esperimenti, passati da Pavese a Pasolini, a Calvino si incrementano in termini di partecipazione attiva e sembrano registrare un entusiasmo che cresce di pari passo.

Probabilmente stavolta ha giocato un ruolo fondamentale il fascino che da sempre esercita la lettura de “Le città invisibili”, subito trasformate in #Invisibili: ogni giorno la lettura e la riscrittura di una delle città descritte da Marco Polo a Kublai Kan, sono state affidate al coordinamento degli #Architetti divisi per capitoli e regioni, o gruppi di regioni, che hanno animato, guidato e dialogato con tutti i riscrittori. Attraversare #Invisibili e interpretare i luoghi attraverso occhi che di volta in volta si sono posati su colori, volumi e vuoti, voci e sogni, pensieri e azioni, è stato per molti di noi partecipanti quasi un viaggio catartico, accompagnato da una straordinaria capacità di collegare, instaurare somiglianze e parallelismi, oppure contrasti, dissonanze. Ancora di più i personali modi di vivere questo viaggio emergono dai Tweetbook prodotti, grazie alla piattaforma di cui ho già parlato qui.
Photo HelenTambo on Instagram
In tutto ciò, la mia esperienza personale ha conosciuto un momento particolare: complice un viaggio a Venezia proprio nel periodo in cui rileggevo e riscrivevo #Invisibili, ho ancora di più apprezzato l’esperimento globale, tanto da arrivare a pensare, e poi a scrivere, che “in tutte le città #invisibili rilette finora, trovo un po' di #venezia”, come se davvero Italo Calvino avesse potuto attraversare calli e campi, immedesimandosi in quel Marco Polo destinato a descrivere mondi fantastici, riconoscibili in ogni angolo della sua città. Sarà stata una suggestione determinata dall’attimo e dall’atmosfera, ma il mio sentire se possibile si è amplificato. Ancora di più sarà stato per i partecipanti alla lettura pubblica di #Invisibili che si è tenuta a Venezia il 10 novembre scorso, organizzata da Maristella Tagliaferro @MSTagliaferro sotto l’hashtag #Invisibili/VE.
Non è finita qui l’avventura: le città invisibili continuano grazie a @erykaluna e @coseinvisibili, che hanno lanciato #Invisibili/Me, un prolungamento che vede protagonisti gli stessi riscrittori di #Invisibili, i quali potranno raccontarsi, costruendo ciascuno la propria città che rispecchi caratteristiche, sogni e gusti personali. Insomma, la comunità cresce e le iniziative di twitteratura si moltiplicano. Sul trampolino di lancio, anzi già in volo, c’è addirittura Alessandro Manzoni con #TwSposi… buona riscrittura a tutti!


NB. I miei Tweetbook sono consultabili qui e qui.

giovedì 5 settembre 2013

Da “Paesi Tuoi” a #PaesiTuoi: Cesare Pavese e non solo


Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo
che appartengono così a qualcuno,
che qualcuno ha nel sangue
e nessun altro li sa.
(Il diavolo sulle colline in “La bella estate”, cap. 9)

Photo Elena Tamborrino by iPhoto
Da “Paesi Tuoi” di Cesare Pavese a #PaesiTuoi in 140 caratteri: questa è stata la nuova esperienza di Twitteratura che ha impegnato la comunità che nel tempo è cresciuta intorno alla Fondazione Pavese, promotrice di riletture e riscritture ai tempi di Twitter. Dei precedenti esperimenti ho già detto  qui, mi preme adesso solo sottolineare come questo tipo di attività abbia nel tempo dato vita ad una comunità sempre più vivace: da evento di nicchia con la riscrittura di “La luna e i falò” (54 riscrittori per poco più di 5000 tweet originali) siamo al vero e proprio fenomeno, arrivando a contare 270 riscrittori per i “Dialoghi con Leucò” (circa 24.000 tweet originali, confermati, con un leggero incremento, nella successiva esperienza legata agli “Scritti corsari” di Pier Paolo Pasolini).
“Paesi Tuoi” è il primo romanzo di Cesare Pavese, scritto e pubblicato tra il 1939 e il 1941: narra del meccanico torinese Berto che, dopo un periodo di detenzione, segue il suo compagno di cella Talino al paese natio, dove troverà un lavoro e forse anche l’amore, se non che la tragedia incombe su Talino e la sua famiglia, a spazzare le illusioni di tutti i protagonisti della storia. Ma “Paesi Tuoi” è stato soprattutto l’occasione per tracciare una nuova geografia dei luoghi del cuore, la geografia dei propri paesi, descrivendone in tweet direzioni, partenze, arrivi, origini e destinazioni. Quindi un modo diverso di rivisitare l’opera di Pavese, non più solo riscrittura del romanzo, ma anche vera e propria scrittura della propria storia, quella che ciascuno dei partecipanti ha condiviso con gli utenti di Twitter che hanno seguito l’hashtag #PaesiTuoi. Il progetto è stato presentato a Santo Stefano Belbo, città natale di Cesare Pavese, il 4 agosto 2013, in occasione del Pavese Festival 2013 e l’attività svolta fino al 25 agosto è condensata oggi in 37 tweetbook, consultabili sul sito twitteratura.it : domani 6 settembre 2013, nell’ambito dell’edizione 2013 del festival Parolario di Como, a Villa Olmo verrà premiato il tweetbook migliore tra quelli prodotti dalla comunità dei partecipanti, a giudizio di una giuria composta da UTET, Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e Parolario.
Indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, da chi sarà il vincitore di questa singolar tenzone, questa esperienza è servita soprattutto per conoscerci meglio tra noi twitteri, a volte anche per fare i conti con la nostra coscienza, con i nostri ricordi: un modo per mettere ordine nel groviglio della memoria, nel romanzo della nostra vita.

Per saperne di più:
Il mio tweetbook:

mercoledì 31 luglio 2013

#Corsari off, restano le domande…


Si è appena conclusa l’esperienza di #Corsari, la riscrittura in tweet  di cui ho già parlato qui
Il progetto, ideato da Paolo Costa (@paolocosta), Hassan Bogdan Pautàs (@TorinoAnni10) e Pierluigi Vaccaneo (@piervaccaneo) con la collaborazione di Cristina Torrengo (@Cristina TDV) e PR & community, ha avuto come partner @RaiLetteratura e @RaiScuola per i filmati di repertorio e originali relativi a Pasolini, @hiTweetbook la piattaforma editoriale progettata da @U10 per i ‘riassunti’ dei vari articoli curati da ciascun Corsaro, Escomnet.com, per il supporto Software e IVM Multimedia per il supporto multimediale. Una squadra organizzata ed efficiente, che si è integrata con la ‘ciurma’ dei riscrittori chiamati a misurarsi con un testo tanto difficile quanto spesso inquietante, non fosse altro per le domande che continuamente, nel corso dei due mesi circa di lettura (e rilettura), inevitabilmente si sono proposte.
Photo HelenTambo on Instagram
Si impone quindi un breve bilancio, anche e soprattutto per il tipo di lettura collettiva che abbiamo fatto. Non conosco ancora i numeri di questo percorso di Twitteratura, non so pertanto quanti sono stati i tweet prodotti, quanti i retweet, quanti i partecipanti, oltre ai Corsari ufficialmente investiti del compito di coordinare gli interventi. Ma non è questo il senso del rendiconto che voglio fare qui.
“Scritti corsari” è un testo difficile. Si tratta della raccolta di articoli scritti da Pier Paolo Pasolini e pubblicati tra il 1973 e il 1975, anno della sua morte, dal Corriere della Sera, Epoca, Mondo, e Paese Sera e riediti per Garzanti con i titoli originali cambiati e con l’aggiunta di qualche inedito. Per chi non ha vissuto da adulto il dibattito delle idee che ha infervorato gli intellettuali di quel tempo, si è trattato di calarsi in un’atmosfera politicamente e sociologicamente distante da quella attuale, non solo per una questione cronologica ma anche e soprattutto per vivacità di temi, che in quel momento storico investivano la morale, la religione, lo sviluppo con le conseguenti deviazioni. Cercare nella scrittura di Pasolini, prevalentemente conosciuto oggi come poeta e narratore e meno come saggista, gli agganci con quello che viviamo attualmente, è stata una costante della riscrittura: in tanti ci siamo chiesti e abbiamo chiesto cosa avrebbe scritto oggi Pier Paolo Pasolini se avesse potuto vedere quello che abbiamo visto noi negli ultimi venti anni in Italia.
I temi caldi presenti in questa raccolta di scritti pasoliniani, così ancorati all’attualità che lo scrittore viveva sulla pelle senza riuscire a prendere mai le distanze, ma vivendo tutto in modo viscerale e personale, sono presto detti: il referendum abrogativo della legge sul divorzio, il dibattito sull’aborto, il consumismo come nuova religione di Stato, l’edonismo versus la cultura popolare, il ruolo della Chiesa, le stagione delle stragi. La passione di questi articoli prorompe in modo quasi aggressivo, supportata da argomentazioni puntuali e talvolta rabbiose, come se l’autore dovesse ogni volta non solo affermare le sue idee, ma anche preventivamente difendersi da chi le poteva mettere in discussione. Senza parlare degli scritti in cui risponde ai suoi detrattori sulla scorta di articoli pubblicati contro di lui e in contrapposizione alle sue opinioni. Hanno, questi “Scritti Corsari” un valore documentario importante, purtroppo limitato dall’assenza degli articoli di altri scrittori e giornalisti a cui Pasolini fa riferimento: il lettore sente forte la mancanza del contraddittorio, sia pure asincrono, del botta e risposta, articolo di A contro articolo di B. Abbiamo solo quelli di Pasolini e forse a questo l’editore, anche in una successiva edizione, avrebbe dovuto pensare, invece di costringerci a ricerche archeologiche negli archivi online dei giornali.
Proprio nell’articolo XIV “In che senso parlare di una sconfitta del PCI al referendum” del 26 luglio 1974, seguito da me come Corsara ( qui il mio tweetbook), Pasolini fa una rassegna di tutti coloro che quasi hanno tradito le sue parole, interpretandole a loro comodo, traviandole e strumentalizzandole: e il suo scritto si declina attraverso l’analisi delle critiche e la difesa delle sue idee, per poi passare a spiegare in che senso andava interpretata la ‘sconfitta’ del Partito Comunista Italiano, pur avendo vinto il ‘no’ all’abrogazione della legge sul divorzio, a sottolineare quella crisi della Sinistra che in confronto a quella attuale forse è nulla (ma se Pasolini lo avesse potuto prevedere…). Quello che è mancato, nonostante la buona volontà  di alcuni Corsari che si sono improvvisati topi di biblioteca nel mare magnum della rete, sono stati proprio gli articoli di Giorgio Bocca, Maurizio Ferrara, Giuseppe Prezzolini; era previsto dall’autore però, il quale nella nota introduttiva scrive “La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore. È lui che deve rimettere insieme i frammenti di un’opera dispersa e incompleta.”.
Tornando all’esperimento su Twitter l’impressione è stata quella di aver perso qualcosa di quanto scritto dai partecipanti (fortunatamente tutto recuperabile dai tweetbook prodotti per ciascun articolo), come se la condivisione della riscrittura si fosse diluita della TimeLine in modo dispersivo. A sensazione, è difficile dire quanti eravamo (aspetto di conoscere i dati ufficiali per questo), se tanti o tantissimi. La prova ha forse scoraggiato qualcuno, ma in compenso ha attirato altri, sedotti dall’idea di confrontarsi con un testo così complesso.
Un po’ come esempio di quanto vissuto da molti di noi Corsari, giova leggere il racconto dell’esperienza di Blutrasparente @erykaluna, nelle cui parole chi ha navigato nei marosi della scrittura pasoliniana si può riconoscere. Qui è possibile trovare i pdf dei tweetbook prodotti per ciascun articolo corsaro. 
Conclusa l’esperienza corsara, tra pochi giorni parte un nuovo contest: si torna a Cesare Pavese con "Paesi tuoi", da seguire sotto l’hashtag #PaesiTuoi dal 5 agosto su Twitter!

domenica 9 giugno 2013

Pier Paolo Pasolini e i suoi “Scritti corsari”: ancora twitteratura.


“Abbiamo perso prima di tutto un poeta
e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo,
ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo.
Quando sarà finito questo secolo,
Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeti.
Il poeta dovrebbe esser sacro.”
(Alberto Moravia, dall’orazione funebre per Pier Paolo Pasolini,
Casarsa della Delizia, 6 novembre 1975)

Una nuova operazione di riscrittura tramite tweet è in partenza, grazie all’iniziativa di Pierluigi Vaccaneo, Hassan Bodgdan Pautàs e Paolo Costa. 
il tweet segnale orario del giorno 8 giugno

Stavolta è il turno di “Scritti corsari” di Pier Paolo Pasolini. Tra il 1973 e il 1975 lo scrittore friulano collaborò con il Corriere della Sera scrivendo una serie di articoli su argomenti di politica e società, raccolti in seguito in due volumi: uno, questo “Scritti corsari” al centro della nuova esperienza di twitteratura (#Corsari sul #Corsera!), prima della morte dello scrittore avvenuta nel novembre 1975, l’altro, “Lettere luterane”, uscito postumo nel 1976.
Il progetto è stato presentato dagli ideatori a Torino lo scorso 19 maggio, in occasione del Salone del Libro, in una cornice di festa a cui hanno partecipato numerosi Titani e riscrittori di #Leucò, riuniti per un bilancio dell’esperienza appena conclusa con le scritture pavesiane.
Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa, Michele Aquila, Hassan Bogdan Pautàs
 Si prevedono venticinque sessioni di riscrittura tramite tweet, ciascuna della durata di due giorni. Ogni sessione sarà avviata, da domani e fino al 29 luglio, da uno starter tweet, curato dal Corsaro che avrà adottato ciascun articolo: la riscrittura, nel suo farsi, sarà seguita e coordinata quindi da una persona, che poi raccoglierà i tweet sulla piattaforma Tweetbook, applicazione che permette di creare e condividere libri basati su Twitter, ideata da U10 nel febbraio 2012. Le differenze con l’esperienza precedente di #Leucò sono tutte qui: la durata delle sessioni, accorciata di un giorno per favorire la sintesi e la concentrazione, evitando possibili sfrangiature -inevitabili quando tutto o quasi è stato detto-, e la piattaforma di raccolta dei tweet (abbandonato Storify, si sperimenta appunto Tweetbook).
Ma perché Pier Paolo Pasolini? Dopo Cesare Pavese forse i riscrittori di #LunaFalò e #Leucò si aspettavano un autore vicino allo scrittore delle Langhe, ad esempio Fenoglio, o ancora einaudiano, ad esempio Calvino. E invece cinguetteremo in 140 caratteri su Pasolini.
Una scelta coraggiosa da parte di Pierluigi Vaccaneo, Hassan Bodgdan Pautàs e Paolo Costa: già avvicinare i lettori ad un testo difficile come i “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese (e averne poi uno straordinario riscontro popolare che ha dato loro ragione) è stata una grande sfida, adesso si alza l’asticella, il salto è se possibile più alto, soprattutto perché ci misureremo con testi che andranno innanzitutto contestualizzati nell’epoca in cui furono scritti, anni politicamente intensi e difficili, i primi Settanta del secolo scorso. Solo dopo sarà possibile astrarne le regolarità, gli universali ancora oggi riconoscibili nella società.
Forse dovremmo partire dalle parole di Laura Betti: “Ecco perché decisi - insieme a lui, come sempre - di non accettare, di disobbedire, di dare scandalo, di denunciare cosa può accadere ad un uomo pulito ‘in un paese orribilmente sporco’. E cominciai a raccogliere tutte le condanne a morte che gli erano state decretate con l’accordo delle destre nere e delle sinistre nere che stavano dietro la rete, tra i morti viventi.” L’esigenza può essere quella di aiutarci reciprocamente ad aprire gli occhi su alcune realtà politiche e sociali, sconosciute a molti per questioni di età, attraverso la riflessione intensa e continua sulle parole di Pasolini, testimone appassionato di un periodo che forse solo adesso possiamo studiare in una dimensione storica, a distanza di quaranta anni e nonostante molte ferite ancora aperte che quella stagione ha provocato.
Trasformare testi argomentativi di tanta intensità e passione, articolati e complessi pur nella loro linearità (Pasolini sentiva la missione civile dell’educazione e per questo non poteva essere che chiaro, rigoroso e limpido per poter raggiungere tutti) in un serio gioco letterario, modello di divulgazione culturale attraverso un social network, sembrerà azzardato. Noi Corsari e tutti i riscrittori che vorranno cimentarsi nella lettura collettiva e nella riscrittura degli “Scritti corsari” siamo sicuri che anche stavolta la sfida sarà vinta e molte persone che hanno conosciuto Pasolini per i suoi versi e i suoi romanzi, avranno finalmente un approccio completo alla sua opera.
Da domani seguiremo il primo Corsaro, @atrapurpurea, sotto l’hashtag #Corsari.
 
Qualche approfondimento qui:

mercoledì 3 aprile 2013

#Leucò: il bilancio di un'esperienza



C’è la lettura. E la rilettura. Anche la riscrittura. Poi c’è #Leucò, che è tutto questo messo insieme, con dei limiti (la reinterpretazione tramite tweet) che poi ne rappresentano la ricchezza principale. Quasi una contraddizione in termini, un ossimoro, perché il freno dei 140 caratteri tassativi di Twitter si è trasformato in una miniera di creatività che ha inchiodato alla tastiera una comunità vivace e curiosa, che si è stretta intorno alla Fondazione Pavese e agli ideatori del progetto, i già citatiPierluigi Vaccaneo, Hassan Bogdan Pautàs e Paolo Costa.
Cominciato il 14 gennaio scorso, l’esperimento arrivava secondo in ordine di tempo rispetto alla riscrittura in tweet de “La luna e i falò”, ma in breve tempo l’ha superata in risultati di successo e di coinvolgimento di pubblico. Ad un terzo del suo percorso l’hashtag #Leucò aveva raggiunto 600 utenti, registrando un totale di 18.228 messaggi tra tweet originali e retweet. Oggi il bilancio che se ne fa, in termini numerici, è quasi esponenziale: un torrente di interazioni tra riscrittori e pubblico, che ha arricchito di sensazioni ed emozioni tutti i partecipanti, creando correnti di simpatia e di affinità elettive. 


Perché ciascuno degli scrittori di #Leucò, a partire dai Titani che hanno seguito il flusso di riscrittura dando il via ad ogni dialogo con un tweet di apertura, ha messo del suo: in questo informare la materia, improntandola ad un proprio modo di leggere tra le righe di ciascun dialogo, ciascuno ha espresso il suo sentire e, in quel sentire, altri si sono ritrovati. Si sono incrociati stili diversi, sensibilità varie; abbiamo letto tweet poetici e concreti, ironici e amari, ingenui o eruditi al limite dell’intelligibilità, ma tutti semi di personalità. Dietro ogni tweet, dietro ogni rilettura e riscrittura c’è la voce di una persona, tanto da riuscire a riconoscersi gli uni con gli altri.



Lo stesso stile personale ha improntato ovviamente anche i vari Storify, flussi informativi corali, che si sono succeduti a raccontare ciascun dialogo, insieme alle ispirazioni e alle sensazioni dei vari autori. L’utenza si è selezionata da sé, pur restando un fenomeno esteso nei limiti della ricercatezza. Ci si è scelti, esprimendo la propria chiave di lettura o condividendo con un retweet quella altrui.



Cosa è stato per me #Leucò, giunta alla fine del viaggio? Era un’esperienza che andava fatta in prima persona, nessuno può raccontartela. Se un protagonista di #Leucò prova a dirti cos’è un esperimento di twitteratura, rischi di distrarti, perderti, interromperti: ma se ci metti il tuo nome, la tua consapevolezza, il tuo filtro, allora capisci quanto certa letteratura sia sempre attuale, sia sempre adattabile al tuo vissuto, si attagli ad un tuo certo percepire le realtà e il sogno.

Finisce #Leucò con il dialogo 26? Questo lo scambio con Paolo Costa:





mercoledì 16 gennaio 2013

Dialoghi con #Leucò: un esperimento di twitteratura

Promosso dalla Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo (CN), è partito il secondo esperimento di twitteratura -ovvero di lettura/riscrittura attraverso i post degli utenti di Twitter ideato da Pierluigi Vaccaneo, Hassan Bodgdan Pautàs e Paolo Costa-  su "I dialoghi con Leucò", scritti da Cesare Pavese in un arco di tempo compreso tra il 1945 e il 1947, anno in cui sono stati pubblicati.
Il primo progetto della Fondazione aveva interessato il romanzo "La luna e i falò": più di 5000 tweet, raccolti sotto l'hashtag #LunaFalò, hanno raccontato nuovamente i 32 capitoli del romanzo di Pavese, convincendo gli ideatori della bontà dell'esperimento di condivisione attraverso un social network popolare come Twitter, tanto da decidere di ripetersi. Questa volta quindi tocca ai 26 dialoghi con Leucò, che rappresentano altrettante sessioni di riscrittura, una per ciascun dialogo, della durata di tre giorni. Ogni sessione  è avviata da un tweet apripista, a cura di un Titano che avrà cura di seguire il flusso di riscrittura, per selezionare i migliori contributi e costruire un proprio storify, che andrà successivamente ad incrementare lo storify generale dedicato a Leucò.
Quello che forse può sembrare macchinoso, in realtà non lo è affatto. Forse è più difficile da spiegare che da fare: leggere i dialoghi prendendosi il tempo di rifletterci, di scegliere i nuclei simbolici che colpiscono la nostra particolare sensibilità, di provare a 'ridirli' con le nostre parole e con il limite tassativo dei 140 caratteri imposto da ciascun tweet, si può rivelare esperienza divertente e formativa.

Mi sono lanciata, dopo aver seguito molto a distanza il primo esperimento relativo a "La luna e i falò".
La prima sessione di riscrittura riguarda il dialogo "La Nube", che narra l'audacia e la sconfitta attraverso il mito di Nefele e Issione. La mia prima esperienza di riscrittura è cominciata così:



Il desiderio di Issione di sfidare il destino si scontra con il volere degli dei. Nefele ammonisce il giovane, che ha pensato di poter ottenere la realizzazione dei suoi sogni senza correre pericoli : sfrontatezza, incoscienza, arroganza, forza e sogni muovono l'uomo verso una sfida che non sempre si può vincere. Sicuramente non contro il volere degli dei. Appena concluso il primo turno di tre giorni, con la riscrittura del primo dialogo, da domani si prosegue con la seconda sessione, dedicata alla scoperta de "La chimera".
Il progetto continua fino al prossimo mese di aprile: una bella occasione per leggere o rileggere un'opera suggestiva, che svela un Pavese che, a suo stesso dire, desiderava far scoprire un aspetto inedito del suo temperamento.

Informazioni utili sono reperibili qui:
Fondazione Cesare Pavese

#LunaFalò: che fare 
Non domandarci la formula- Simona Scravaglieri 
Antonio Prenna- Dialoghi con Leucò