Il giovane Holden
Autore: Salinger Jerome David
Dati: 1961, 248
p., trad. di Adriana Motti; 2014, 251 p., trad. di Matteo Colombo, brossura
Editore: Einaudi Editore (1961
collana Gli Struzzi; 2014 collana Super ET)
Mi fanno
impazzire i libri
che quando hai
finito di leggerli
e tutto quel
che segue
vorresti che
l'autore fosse il tuo migliore amico,
per
telefonargli ogni volta che ti va.
(ed. 2014)
Passo in rassegna i tweet con i quali ho commentato
la mia lettura de “Il giovane Holden”, raccolti in un tweetbook. Mi aiuta a ricostruire parte dei pensieri che mi hanno accompagnato
nel breve periodo impiegato a leggere questo libro di culto, definito classico romanzo di
formazione, popolare fin dalla sua pubblicazione nel 1951 con il titolo “The Catcher in the Rye”, che se ha una
potenza evocativa per i lettori americani, era invece intraducibile in italiano.
Un tentativo era stato fatto con la prima traduzione di Jacopo Darca del
romanzo, intitolato per l'appunto “Vita da uomo” (Casini, 1952), ma passando successivamente a Einaudi è
diventato “Il giovane Holden”, tradotto da Adriana Motti. E con questo titolo
si è conservato nella traduzione di Matteo Colombo, nell’edizione del 2014.
Photo HelenTambo on Instagram |
Tanta
attenzione per il susseguirsi delle traduzioni di Holden è determinata dal
‘fastidio’ provato mentre leggevo l’edizione del 1961, causato da un senso di
estraneità ad un linguaggio giovanile che è cristallizzato in una forma
coerente con il modo di esprimersi dei giovani di quasi sessanta anni fa e che
quindi mi risultava oggi ostico e artificiale, tanto da farmi decidere, arrivata
a metà, di acquistare la nuova edizione e ripartire a leggerlo da lì. Ma non
potevo fermarmi alla mia personale irritazione verso un gergo che sentivo tanto
lontano, anzi bisognava che diventasse opportunità di riflessione su
traduzione, variabilità linguistica e gerghi più o meno transitori.
Ho programmato a scuola di leggere con i miei
alunni alcuni romanzi ‘indispensabili’, lanciando l’hashtag #unlibroalmese, per
condividere poi con le comunità di lettori su Twitter le scelte volta per volta
compiute con i miei ragazzi. Spesso ho guidato la preferenza verso quei libri che desideravo
da tempo di leggere, con lo scopo precipuo di colmare mie lacune.
È stato così per “Il giovane Holden”, acquistato molti anni fa per 25000 lire e da allora conservato intonso nella mia libreria, in attesa che mi decidessi a scoprire Holden Caulfield “un personaggio ormai famoso e proverbiale negli Stati Uniti, l'eroe eponimo di tutta una generazione”, come si legge nella nota dell’Editore. Sapevo insomma che dovevo sapere qualcosa di più di questo adolescente americano che si chiede dove vadano le anitre, d'inverno, quando gela l'acqua nel laghetto di Central Park South a NYC.
Con tutto ciò, cioè pur con la consapevolezza della necessità di conoscere questo romanzo, per quasi tutto il libro mi sono chiesta perché certi libri diventano libri di culto, cosa fa di un personaggio come Holden un personaggio mitico, come si può segnare generazioni di lettori e fino a quando questo succede. E ancora, di conseguenza, quando Holden è diventato obsoleto, se è mai diventato obsoleto? Oppure la sua eventuale e non provata obsolescenza dipende dalle sue traduzione (motivo per il quale in Italia Einaudi ha pensato che fosse necessario farne fare un’altra, nuova)? E infine oggi, anni Dieci del 2000, quale romanzo può sostituirlo? E poi, si deve sostituire?
A tutte queste domande non ho trovato risposta, soprattutto perché avviandomi alla conclusione, dopo aver deciso di leggere la traduzione di Colombo che scorre veloce (pur non discostandosi troppo da quella di Motti, tranne che per alcune scelte decisamente opportune, come quella di cambiare la voce 'spicinio', familiare e toscana, per 'sbriciolamento' con ‘massacro’ o frasi come "Io sono di un'ignoranza crassa, ma leggo a tutto spiano" del cap.3 con “Io sono abbastanza analfabeta, però leggo un sacco”, solo per citare un paio di esempi) mi sono sentita coinvolta e presa e solidale e comprensiva nei confronti di questo ragazzo singolare che parla per iperboli e anacoluti, tanto da pensare alla fine che Holden ti manca nel momento in cui lo devi lasciare, pur sapendo che non ti lascerà più davvero. Per cui, senza se e senza ma, “Il giovane Holden” è ovviamente un romanzo ‘obbligatorio’.
È stato così per “Il giovane Holden”, acquistato molti anni fa per 25000 lire e da allora conservato intonso nella mia libreria, in attesa che mi decidessi a scoprire Holden Caulfield “un personaggio ormai famoso e proverbiale negli Stati Uniti, l'eroe eponimo di tutta una generazione”, come si legge nella nota dell’Editore. Sapevo insomma che dovevo sapere qualcosa di più di questo adolescente americano che si chiede dove vadano le anitre, d'inverno, quando gela l'acqua nel laghetto di Central Park South a NYC.
Con tutto ciò, cioè pur con la consapevolezza della necessità di conoscere questo romanzo, per quasi tutto il libro mi sono chiesta perché certi libri diventano libri di culto, cosa fa di un personaggio come Holden un personaggio mitico, come si può segnare generazioni di lettori e fino a quando questo succede. E ancora, di conseguenza, quando Holden è diventato obsoleto, se è mai diventato obsoleto? Oppure la sua eventuale e non provata obsolescenza dipende dalle sue traduzione (motivo per il quale in Italia Einaudi ha pensato che fosse necessario farne fare un’altra, nuova)? E infine oggi, anni Dieci del 2000, quale romanzo può sostituirlo? E poi, si deve sostituire?
A tutte queste domande non ho trovato risposta, soprattutto perché avviandomi alla conclusione, dopo aver deciso di leggere la traduzione di Colombo che scorre veloce (pur non discostandosi troppo da quella di Motti, tranne che per alcune scelte decisamente opportune, come quella di cambiare la voce 'spicinio', familiare e toscana, per 'sbriciolamento' con ‘massacro’ o frasi come "Io sono di un'ignoranza crassa, ma leggo a tutto spiano" del cap.3 con “Io sono abbastanza analfabeta, però leggo un sacco”, solo per citare un paio di esempi) mi sono sentita coinvolta e presa e solidale e comprensiva nei confronti di questo ragazzo singolare che parla per iperboli e anacoluti, tanto da pensare alla fine che Holden ti manca nel momento in cui lo devi lasciare, pur sapendo che non ti lascerà più davvero. Per cui, senza se e senza ma, “Il giovane Holden” è ovviamente un romanzo ‘obbligatorio’.
La lingua di Holden è senza peli; fa riflettere la scelta
del politically uncorrected nella
traduzione di Colombo (e non poteva essere diversamente, lontano da qualunque ipocrisia
lessicale): i ‘pederasti’ della traduzione del 1961 diventano ‘finocchi’, nella
nuova traduzione, per esempio. Questo
colpisce perché abbiamo forti tabù
rispetto alle parole, a certe parole. Ecco perché sobbalziamo davanti a
'finocchi' del cap.24, ci sembra forte, offensivo e nessuno si sognerebbe di
usare questo vocabolo, oggi.
Invece sono solo
parole, sono modi di dire, una volta non cambiava la sostanza, adesso sì. Come
per ‘negri’, che prima si diceva senza rischi per la suscettibilità di nessuno:
il rispetto passa dalle parole, ma a volte no, è decisamente altro. E si dissimula
il timore delle discriminazioni dietro perifrasi e parole altre.
Questo libro è meraviglioso, ne parlo anche io qui sul mio blog :)
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