God save the drag queen
Dall'officina al palco, un viaggio
memorabile tra arte, piume e paillettes
Autore: Perro Sara
Dati: 2015 (in
uscita il 9 febbraio), formato Kindle 2664 KB
lunghezza stampa 29 pp.
Editore: Zandegù
Non basta fare la drag, bisogna esserlo.
Lo scopo di questa inchiesta è quello
della narrazione di un mondo scintillante di lustrini, ma compresso anche nelle
contraddizioni con le quali la vita degli uomini incontrati da Sara Perro,
giovane giornalista freelance, è costretta a confrontarsi, tra pregiudizi
sociali e accettazione familiare, tra segreti e espressioni manifeste.
Nel suo reportage dal mondo delle drag
queen italiane, l’Autrice presenta le vite comuni, le aspirazioni, i desideri,
le difficoltà di uomini che hanno scelto di essere drag, cioè intrattenimento,
simpatia e compagnia. Come bene ci dice, una drag “è un clown moderno: cancella
i suoi lineamenti, indossa parrucche colorate, abiti sgargianti, infila scarpe
improponibili e fa battute per divertire” e soprattutto è ben lontano dal
proporsi come donna, ma semmai come caricatura femminile.
Proprio per capire cosa sia una drag queen è utile quindi sapere cosa non è: non un travestito che sceglie l’abito femminile, quindi la forma, per emulare ciò che vorrebbe essere, non un uomo che esaspera una femminilità artefatta per scopi sessuali, ma una maschera costruita e indossata con somma cura e con scopi artistici.
Barbie Bubu, Kelly Clackson e Maga Mela sono le drag che la Perro ha incontrato per raccontare questo universo sconosciuto ai più, o quanto meno percepito in modo approssimativo e superficiale.
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Photo HelenTambo on Instagram |
Proprio per capire cosa sia una drag queen è utile quindi sapere cosa non è: non un travestito che sceglie l’abito femminile, quindi la forma, per emulare ciò che vorrebbe essere, non un uomo che esaspera una femminilità artefatta per scopi sessuali, ma una maschera costruita e indossata con somma cura e con scopi artistici.
Barbie Bubu, Kelly Clackson e Maga Mela sono le drag che la Perro ha incontrato per raccontare questo universo sconosciuto ai più, o quanto meno percepito in modo approssimativo e superficiale.
Definire “God save the drag queen” un
viaggio memorabile mi sembra un po’ pretenzioso e non perché non sia una buona
descrizione di quella che è una parte del panorama italiano del fenomeno drag,
ma perché appunto tratta solo qualche aspetto di un argomento che merita
senz’altro ulteriori approfondimenti, alla luce delle tante implicazioni che
una scelta artistica del genere ha insite.
Una lettura gradevole e veloce, in
uscita a giorni per le edizioni Zandegù, che lascia molte domande e spunti di riflessione.
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